Pacchi
Trend

Allarme resi: nel 2020 il costo sale a 550 miliardi di dollari

26 febbraio 2020
Lo scorso anno il costo per i resi, i capi restituiti, aveva raggiunto i 369 miliardi di dollari, pari al 10% delle vendite, per il mercato statunitense. Le previsioni per quest’anno stimano un aumento del 75% rispetto al 2016, arrivando a 550 miliardi di dollari.

I resi hanno un costo sempre più elevato per le aziende, ma anche un peso sull’ambiente. Il trasporto è la prima fonte di inquinamento e l’aumento degli imballaggi significa ogni anno 1 miliardo di alberi abbattuti.

Sempre più resi

Poter provare comodamente un abito a casa e poi, magari gratuitamente, restituirlo, è uno dei vantaggi più apprezzati dai clienti. Ormai il reso gratuito è uno degli elementi che influenza maggiormente l’acquisto.

Secondo uno studio pubblicato su The Journal of Marketing, le aziende che offrono resi gratis aumentano le proprie vendite del 457%. Così i resi stanno aumentando esponenzialmente, ma per le aziende significa anche un incremento considerevole dei costi.

Negli Stati Uniti, lo scorso anno il valore dei resi è stato di 369 miliardi di dollari, secondo un report di Appriss Retail. Come riportato da GreenBiz, nel 2020 tale valore salirà a 550 miliardi di dollari. Si tratta di un aumento del 75% rispetto al 2016.

L’impatto sull’ambiente

I resi implicano una complicata gestione post vendita, perché non possono essere programmati in anticipo, e perché necessitano di un ulteriore trasporto ad hoc.

E sono proprio i trasporti, secondo il New York Times, i maggiori responsabili dell’emissione di gas serra nell’atmosfera.

Il fast fashion è responsabile del 5% delle emissioni globali di Co2 e in 48 ore crea rifiuti che ci mettono 12 anni per essere smaltiti. Oltre al trasporto, infatti, con i resi aumenta anche l’imballaggio.

La rivista Fast Company ha calcolato che, negli Stati Uniti, ogni anno vengono spediti 165 miliardi di pacchi, con l’abbattimento di 1 miliardo di alberi. Più imballaggi significa più rifiuti da gestire per le singole città, tanto che l’amministrazione di San Francisco ha deciso di aumentare la tassa sui rifiuti.

I restitutori seriali

Secondo The Business of Fashion, spesso il motivo per cui viene restituito un capo è perché la taglia non è giusta. Esistono, però, anche dei restitutori “seriali”. Women’s Wear Daily ne ha tratteggiato i profili:

  1. Il compulsive shopper: acquista grandi quantità di vestiti, ma una volta ricevuta la merce ordinata tende a sentirsi in colpa e restituire i capi acquistati. Il fatto di poterlo fare gratuitamente incentiva questa tendenza.

  2. Il wardrober: acquista un capo, lo indossa la sera e poi lo restituisce il giorno dopo. Per questa tipologia di consumatore è ideale il noleggio, pensato per evitare di acquistare vestiti che poi non vengono più utilizzati.

  3. Il social media wardrober: acquista un outfit per sfoggiarlo sui social. Per l’abbigliamento ad uso e consumo, invece che di possesso, è utile il fashion renting, per il cosiddetto “pay per use”.

  4. Il bracketer: compra diverse taglie o colori dello stesso capo, per provarle a casa e tenere quella che sta meglio. Anche in questo caso è utile il noleggio, quando prevede ad esempio la possibilità di effettuare lavori sartoriali.

Usato e noleggio per combattere il fast fashion

Uno studio riportato da The Telegraph dice che il valore dell’usato dovrebbe superare quello del fast fashion entro il 2028.

Il resale guadagnerà sempre più spazio e, soprattutto, tra i consumatori alto spendenti, che oggi rappresentano il 12% dell’audience e sono pronti a raddoppiare le proprie spese nei prossimi 5 anni.

Con il noleggio è possibile ottimizzare il consumo rendendolo sostenibile, indossando abiti sempre nuovi senza alimentare gli sprechi tipici del fast fashion.

“Il fashion renting può rivelarsi particolarmente utile per ridurre il numero dei resi - spiega Caterina Maestro, fondatrice di DressYouCan - contribuendo alla salute dell’ambiente. Con DressYouCan è possibile sfoggiare capi d’alta moda, senza comprare vestiti che, probabilmente, non verrebbero utilizzati mai più. Inoltre, il fashion renting è candidato a diventare un prezioso alleato di brand e stilisti poiché noleggiare i fondi di magazzino potrebbe rivelarsi la soluzione per diminuire il volume dei rifiuti tessili, un grave problema per l’ambiente dal momento che solo l'1% viene veramente riciclato”.

Altri articoli per Trend

Ultimi articoli per Trend

Video

Vedi tutti
Dalle Aziende

Rire Hite presenta il sistema di avviso del traffico SAFE T SIGNAL

02 marzo 2020
Eventi e Workshop
Logisticamente Out: il workshop in 60 secondi
29 maggio 2019
Interviste
Logistica immobiliare: un mercato in fermento
15 ottobre 2018

Newsletter

Iscriviti alle nostre newsletter!

Ricevi gratuitamente informazioni e aggiornamenti in materia di logistica, trasporti, magazzino.

Aziende

Vedi tutte

Ti presentiamo alcuni tra i migliori fornitori di servizi logistici

Seguici su Twitter

@logisticamente