13 marzo 2019

Logistica e manager della logistica

di Paolo Azzali
Di cosa si occupa un manager della logistica?
La risposta a questa domanda che molti studenti universitari e non mi fanno, spesso non è banale e per questo arriveremo a elaborarla gradualmente.

Innanzitutto diciamoci che fare logistica significa analizzare, progettare, costruire e gestire il sistema logistico di un’azienda o di un canale produttivo-distributivo occupandosi in modo integrato di gestione della domanda, gestione delle scorte, programmazione della produzione, approvvigionamenti, distribuzione, servizio al cliente, organizzazione.
Poi diciamoci cosa significa fare il manager: gestire attività aziendali amministrando e coordinando le risorse necessarie per l’ottenimento di determinati obiettivi.
Un manager, oltre a svolgere direttamente alcune mansioni più operative, prende decisioni e risponde dei risultati di un progetto, di un’iniziativa, di un gruppo di persone, di una funzione, ecc.
Tutto ciò, in virtù della sua competenza, esperienza, sensibilità, leadership e visione strategica.

E veniamo ora all’ultimo passaggio: chi è il manager della logistica?
Considerando che l’obiettivo della logistica è l’ottimizzazione del rapporto “servizio al cliente/costi” in relazione alla strategia aziendale perseguita, il manager della logistica è il gestore di tutte le attività logistiche che contribuiscono al raggiungimento di tale obiettivo.
C’è però un problema: poiché le attività logistiche sono molte, nella realtà accade che non tutte vengano collocate sotto un'unica responsabilità.
Questo sia per necessità oggettive legate alle diversità delle tipologie di aziende (manifatturiere e commerciali) e dei settori merceologici (meccanico, alimentare, ecc.) sia, purtroppo, anche alle diverse culture aziendali (preparazione, esperienza e provenienza dei dirigenti).
In pratica sto dicendo che ci sono nelle aziende ancora troppi “piccoli logistici” che si occupano di poche attività e questo, con una logistica che sta diventando sempre più strategica e che quindi deve dare una connotazione precisa all’azienda, diventa un problema.

Come fa un piccolo logistico a gestire meglio le attività di logistica di magazzino se non sa quale sarà il tipo di gestione delle scorte che il responsabile della programmazione intende portare avanti?
Come fa un piccolo logistico a ridurre i costi di trasporto se la logica di preparazione delle spedizioni tanto cara al magazziniere e al commerciale è una logica “per ordine”?
Come fa un bravo piccolo logistico a portare un vero valore aggiunto alla sua azienda se il suo lavoro è condizionato o vanificato da altri meno bravi piccoli logistici?

Potrei continuare a lungo con questo tipo di esempi; l'origine degli stessi è però probabilmente la medesima: la responsabilità di tali inconvenienti non è quasi mai del piccolo logistico, ma piuttosto di chi è responsabile della sua dimensione: quindi di qualcuno che nella gerarchia aziendale sta più in alto.
A queste persone di potere va il mio invito a riflettere.
Avere in azienda un “grande” logistico significa molto spesso avere collaboratori più contenti e motivati, meno operativi ma più produttivi; in sostanza avere più risultati.
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