10 aprile 2019

Prima l'organizzazione e poi le strutture

di Paolo Azzali
I mercati cambiano, i prodotti cambiano, la congiuntura economica generale cambia, le aziende logistiche devono cambiare.
Ma come si fa a cambiare bene?
Uno dei miei “vecchi” maestri di logistica diceva sempre: “In logistica un problema non si origina quasi mai nello stesso posto in cui si manifesta”.
Recentemente mi sono imbattuto in uno di questi progetti: riguardava un’azienda commerciale di medie dimensioni strutturata con diverse filiali che si approvvigionano autonomamente e che riforniscono numerosi punti vendita.
La crescita continua ha reso piccole le filiali che sono organizzate in modo tradizionale ed ormai senza gli spazi sufficienti per lavorare.

Di fronte ad una tale situazione si dovrebbero fare 4 cose:
1) misurare le prestazioni attuali del sistema logistico;
2) definire le prestazioni-obiettivo del nuovo sistema;
3) definire la struttura della nuova rete distributiva;
4) definire gli aspetti organizzativo-operativi di gestione del nuovo sistema.

L’ordine di svolgimento delle suddette fasi è importante.
L’azienda della quale sto parlando aveva intrapreso correttamente il percorso ma, nella fase 3, aveva commesso un errore abbastanza grave: le configurazioni alternative proposte per il confronto con la situazione attuale, chiaramente ben organizzate, si caratterizzavano tutte per la realizzazione di uno o più nuovi magazzini (magazzini, transit point, ecc.).

Dove sta l’errore?
Sottovalutare fortemente la componente gestionale-organizzativa che invece nella situazione attuale è determinante.
In pratica, attualmente l’azienda è anche male organizzata: nel confronto proposto fra le varie configurazioni alternative si attribuivano i meriti relativi al miglioramento delle varie voci di costo logistiche principalmente al cambiamento strutturale (nuovo magazzino).
Non è invece generalmente così: i costi di logistica ed il servizio ai clienti possono migliorare abbondantemente perché in futuro si gestiranno meglio le scorte, si programmeranno meglio i trasporti, si lavorerà meglio in magazzino; in sostanza si migliora soprattutto perché si miglioreranno una serie di processi in buona parte indipendenti dal cambiamento strutturale.

Con ciò non si vuole affermare che le nuove strutture non debbano servire, ma che nel momento del confronto delle configurazioni è sempre meglio inserire fra le soluzioni alternative anche la configurazione attuale, ma riorganizzata; almeno come elemento oggettivo di confronto.
Cari amici logistici, tenete sempre presente che i cambiamenti sono sia strutturali sia organizzativi. Possono essere tutti necessari, ma quelli strutturali costano generalmente molto di più ed i benefici maggiori spesso si portano a casa solo riorganizzandosi un po’.
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