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Differenze inventariali: 49 miliardi di euro all'anno per il settore retail

04 febbraio 2020
Le perdite derivanti dalle differenze inventariali costano ai venditori di negozi al dettaglio più di 49 miliardi di euro all'anno, pari al 2,05% del fatturato annuale del settore retail.

La perdita è calcolata come somma del valore delle differenze inventariali (1,44% del fatturato) e delle spese relative alla sicurezza (0,61%).

Questi dati sono stati rilevati dal rapporto “Retail Security in Europe. Going beyond Shrinkage”, condotto da Crime&tech, spin-off dell'Università Cattolica del Sacro Cuore – Transcrime, con il supporto di Checkpoint Systems, leader globale nella fornitura di soluzioni from source to shopper per il settore retail.

Lo studio, che raccoglie i feedback di retailer di 11 Paesi, rivela che, se confrontate con il fatturato totale delle aziende, le perdite totali relative alle differenze inventariali, ossia sugli scostamenti tra le giacenze risultanti dalla contabilità e quelle effettivamente presenti in magazzino, rappresenterebbero il quarto maggior retailer per dimensione in Europa. 

I più alti tassi di differenze inventariali sono rilevati negli alimentari (2,0%) e nell'abbigliamento (1,4%). Quelli che registrano i tassi più bassi sono elettronica (0,4%), bellezza e cosmesi (0,5%) e articoli sportivi (0,7%). Il valore delle differenze inventariali analizzato comprende furti esterni ed interni, ma anche errori amministrativi, uso non conforme, scarti, merci scadute e merci e prodotti freschi danneggiati. Il tasso di differenze inventariali complessivo del 2017 è aumentato dello 0,19% rispetto al 2016.

I furti

 

I prodotti più rubati nei negozi al dettaglio sono, tra i prodotti alimentari, le bevande alcoliche, i formaggi, la carne; nel settore dell’abbigliamento sono gli accessori, maglie, pantaloni.

I reati più comuni che determinano le differenze inventariali comprendono il taccheggio, i furti commessi dai dipendenti e le frodi.

Sono in aumento anche forme fraudolente interne più sofisticate, come falsi vuoti, resi fittizi, e frodi legate alle carte fedeltà.

Il metodo “afferra e corri" (grab and run) continua ad essere quello più utilizzato dai ladri nei negozi al dettaglio. I punti vendita che adottano le moderne tecnologie di self-checkout registrano tassi più elevati nelle differenze inventariali.

Il 75% dei venditori al dettaglio effettua controlli d'inventario fino a due volte l'anno. Il 72% utilizza codici a barre e il 7,5% registra ancora a mano gli inventari.

Sebbene si sia registrato un aumento notevole nell’adozione delle tecnologie RFID, l’utilizzo è ancora limitato (5,7%) nonostante i comprovati benefici.

Le contromisure più diffuse per evitare i furti nei negozi al dettaglio sono i sistemi di videosorveglianza (utilizzata dall'80% dei rispondenti), tecnologie EAS e sistemi di allarme gestiti da terzi (70%), mentre oltre il 25% unisce i sistemi EAS e la videosorveglianza per aumentare il livello di protezione.

La percentuale di negozi che registrano una diminuzione degli ammanchi è più alta tra i punti vendita più piccoli rispetto a quelli molto grandi.

L'inverno è la stagione in cui le aziende registrano perdite superiori alla media e subiscono più rapine e taccheggi. Ciò è dovuto al numero ridotto di ore di luce per giorno, alla possibilità di nascondere i prodotti rubati sotto ai vestiti, al maggiore ricambio del personale e alla maggiore densità di visitatori.

Le differenze inventariali sono maggiori nei punti vendita situati in aree con popolazione più elevata, più densamente popolate e con un reddito medio inferiore. I punti vendita più grandi (in termini di superficie) registrano differenze inventariali, in media, più alte e più stabili nel tempo.

I negozi con servizi di self-checkout hanno differenze inventariali maggiori. Oltre due terzi dei rivenditori ha riscontrato almeno un caso di furto o frode commesso dai fornitori. In particolare, oltre il 75% delle aziende ha subito dei furti commessi da fornitori di servizi di logistica, pulizia e servizi di sicurezza.

Norme di Sicurezza

 

Le imprese del settore retail nei paesi analizzati spendono in media lo 0,61% del fatturato in misure di sicurezza, registrano le spese più alte le aziende del “Fai da te” (1,0%), le stazioni di servizio (1,0%), i negozi di abbigliamento (0,7%) e i supermercati (0,6%).

Le contromisure più frequentemente adottate sono CCTV (adottata da quasi l'80% degli intervistati), EAS e allarmi (entrambi oltre il 70%). Per il
76,9% dei partecipanti che lo adottano, l'EAS è implementata in tutti i negozi, indipendentemente dalle dimensioni del punto vendita e dal tasso di differenze inventariali.

Le misure di sicurezza sono adottate principalmente in combinazione fra loro: il 65% dei punti vendita, per i quali sono stati forniti micro-dati, adotta almeno 2 contromisure insieme. La combinazione più frequente è EAS e CCTV, utilizzata congiuntamente da oltre il 25% dei negozi (soprattutto su strada).

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