Intelligenza artificiale
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Il mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia

31 marzo 2020
L’Intelligenza Artificiale e l'automazione logistica non sono una minaccia, ma un’opportunità. Le imprese italiane faticano ancora a capirne la portata, e il mercato è agli albori.

Una ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano ha indagato il grado di consapevolezza rispetto a questa rivoluzione, destinata a cambiare la nostra vita nei prossimi anni.

Cos’è l’AI?

Il 58% delle imprese del campione associa l’AI all’emulazione della mente umana, un terzo (35%) a un gruppo di tecniche come il Machine Learning, e solo il 14% allo sviluppo di sistemi dotati di capacità tipiche dell’essere umano.

La maggior parte identifica l’AI con il concetto di assistenti virtuali. Al secondo posto viene indicata la capacità di formulazione e comprensione del testo, seguono poi le auto a guida autonoma e l’estrazione di informazioni dalle immagini. Solo il 7% ha capito che il concetto stesso di AI dipende da come evolve il concetto di “intelligenza” a seconda dei successi ottenuti dalla comunità scientifica.

“Tra le imprese italiane – spiega Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence – prevale per lo più una visione dell’AI ancora influenzata dai media, dove prevale una pioggia di stimoli tipico delle fasi di hype che caratterizzano i nuovi trend innovativi, e non una visione informata e consapevole delle potenzialità e del percorso che trasferisce la ricerca in applicazioni”.

L’Intelligenza Artificiale in Italia


La spesa per lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale, nel nostro Paese, conta appena 85 milioni di euro nel 2018.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio del PoliMi, però, in Italia ci sono grandi prospettive. Il mercato dei robot autonomi e collaborativi usati in ambito industriale valeva già oltre 145 milioni di euro nel 2017. Gli assistenti vocali hanno generato un mercato di 60 milioni di euro nel 2018.

Secondo le rilevazioni di inizio 2019, soltanto il 12% delle imprese ha portato a regime almeno un progetto di intelligenza artificiale, mentre quasi una su due non si è ancora mossa ma stava per farlo, con il 31% con in mano dei progetti pilota. Le soluzioni più diffuse sono quelle di Virtual Assistant/Chatbot.

Le tendenze emergenti, mature e incognite


Vengono ritenute “emergenti”, con una buona diffusione attuale e futura, soluzioni di Language Processing, Demand Forecast, Predictive Maintenance, Image Processing, Fraud Detection, Recommendation e Virtual Assistan/Chatbot.

Vengono ritenute “mature”, ovvero con una buona diffusione ma un’adozione inferiore, soluzioni di Intelligent RPA e Pattern Discovery.

Sono ancora delle “incognite”, invece, le soluzioni di Churn Prediction, Dynamic Pricing, Autonomous Robot, Intelligent Object, Content Design e Autonomous Vehicle.

Una bolla o un’opportunità reale?


Secondo l’Osservatorio, l’AI non è una bolla, bensì un’opportunità reale. Sicuramente intraprendere un percorso di adozione di queste soluzioni è un processo complesso.
L’attività più critica è la realizzazione del business case, nelle fasi finali invece le attività di change management e di release & deployment del progetto.

Tra chi ha già in corso progetti di AI, il 50% delle aziende ha come obiettivo il miglioramento dell’efficienza dei processi, ovvero la riduzione dei costi, il 37% l’aumento dei ricavi e il 13% lo sviluppo di soluzioni per un supporto decisionale. Il 68% ha dichiarato che le iniziative hanno raggiunto l’esito sperato.

Come cambia la produttività


Nei prossimi 15 anni il numero di lavoratori diminuirà (dai 23,3 milioni a circa 21,9 milioni), aumenteranno invece i pensionati (da 12,3 milioni a 14,5 milioni). Si perderanno circa 2,9 milioni di lavoratori, una perdita della forza lavoro parzialmente attenuata da 1,5 milioni di nuovi occupati recuperabili dal saldo migratorio.

Aumenterà però la richiesta di lavoro, per l’aumento dei consumi e delle aspettative di qualità della vita e per un maggior carico assistenziale per la popolazione che sarà progressivamente invecchiata.

Il potenziale recupero di produttività promesso dall’AI, spiega l’Osservatorio, non è da vedere come una minaccia, ma anzi una necessità. È necessario però trovare un nuovo equilibrio complessivo, rivedendo il sistema contributivo, i sistemi di misura della ricchezza, arrivando forse a includere nuove grandezze come l’esistenza di meccanismi di formazione permanente, di protezione e sicurezza sociale, e la circolarità dell’economia.

Il boom delle startup


Dal 2013, le startup che operano nel mercato dell’AI hanno raccolto 6 miliardi di dollari. A livello internazionale, venivano conteggiate a inizio dello scorso anno 572 startup innovative con un finanziamento ricevuto negli ultimi tre anni.

Le startup specializzate in Application hanno ottenuto 3,5 miliardi di dollari, seguite dalle offerte di System (1,5 miliardi di dollari), ed Enabling Technology (1 miliardo). La maggior quota di finanziamenti è stata raccolta dalle startup che operano nel settore dell’Healthcare, con oltre 400 milioni di dollari (33%), seguite dal Finance con 315 milioni di dollari (25%).

Tra le soluzioni offerte, dominano quelle di Intelligent Data Processing con oltre 800 milioni di dollari raccolti (65%). Il finanziamento medio più alto, però, è destinato alle soluzioni fisiche, come nel caso degli Autonomous Vehicle, con un valore di 36 milioni di dollari.

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